|
CASPANO (SO) Chiesa di S.Bartolomeo Organo Prati 1683 - Colombo 1862
|
||||
|
DISPOSIZIONE FONICA |
||||
|
Campanini
Fagotto
bassi Tromba
soprani Viola
bassi Flutta
Flauto
in ottava soprani Ottavino
Voce
umana Timballi
|
Principale
bassi 8’ Principale
soprani Ottava
bassi Ottava
soprani Quintadecima
Decimanona
Vigesima
seconda Vigesima
sesta e nona Contrabassi con ottave
|
|||
|
TASTIERA: 58 tasti Do1-La5 PEDALIERA: a leggìo 18 pedali Do -Re#2 + Rollo + Terza Mano PEDALONI: Ripieno e Combinazione Libera Divisione
Bassi / Soprani ai tasti Si2 - Do3. |
||||
|
|
![]() |
|
![]() |
|
| Interno | Pedaliera | Consolle | Scritta autografa Carlo Prati | |
|
Malgrado
le indagini d’archivio non abbiano dato buoni esiti, possiamo
ugualmente delineare un profilo storico sulla base del materiale
pervenutoci. Le
vicende dell’organo iniziarono nel 1683 quando a Caspano venne
chiamato il famoso organaro Carlo Prati, nel pieno della sua maturità,
per realizzare lo strumento del quale ancora oggi possiamo ammirare
l’elegante cassa, realizzata probabilmente dall’artista Giovanni
Capiago di Como. I
due artisti spesso collaborarono nella costruzione di organi; esempi
delle loro opere li troviamo a Novate Mezzola (1687), ad Ardenno (1689),
in S. Fedele a Como (1670) e
nella chiesa di S. Maria a Chiavenna (1682), opera, quest’ultima,
realizzata l’anno precedente a quella di Caspano. Esistono
importanti analogie fra l’organo di Chiavenna e quello di Caspano: le
più significative riguardano le misure,
l’impostazione architettonica e decorativa delle casse e delle
canne di facciata. In
base ad elementi antichi conservati nei due organi possiamo tentare una
ricostruzione dei due strumenti “gemelli”. La
tastiera aveva un’estensione di 45 note con ambito do/1 - do/5,
stabilito in base ad una canna dell’ottava che porta la segnatura 42
+. Il numero indica la nota corrispondente al do/5, secondo la segnatura
adottata dal Prati, ed il segno a “croce”
l’ultima nota del registro. Per
quanto riguarda la pedaliera ci siamo attenuti a documenti
rinvenuti nel corso di
lavori svolti altrove, in cui abbiamo trovato pedaliere con estensione
di 14 note con ottava corta. Il
somiere era del tipo a ”stecca" con meccanica dei registri
“libera”, cioè senza molle di ritorno, e con manette disposte su
una fila verticale a destra della consolle; misurava all’incirca
150 cm X 55 cm. Riguardo
la disposizione fonica possiamo con certezza stabilire che lo strumento
era dotato di sette file di Ripieno, dal Principale alla Vigesimanona,
il Fiffaro, almeno due flauti di cui l’ uno in duodecima e l’altro
in quintadecima. Nel
corso del restauro non si sono trovate canne in terza o in quinta
riconducibili alla presenza di registri come il cornetto o la
sesquialtera: con il solo materiale fonico presente è risultato
impossibile stabilire con certezza se tali registri fossero presenti
originariamente. Osservando
la cassa dell’organo di S. Maria di Chiavenna, possiamo affermare che
i due strumenti erano dotati di un registro di Contrabbassi con il
comando a manetta ad incastro verticale collocato a sinistra della
tastiera sul pannello della cassa. La
manticeria era costituita da tre mantici a cuneo, collocati nel
basamento dell’organo sul lato sinistro e sollevati da corde uscenti
dal fianco della cassa sulla scala d’accesso alla cantoria. La
presenza del Prati a Caspano, allora
centro di residenza nobiliare, è segno del prestigio e della grande
considerazione in cui era tenuto questo importante esponente dell’organaria
barocca. L’organo
ha subìto, nel corso del tempo, diversi interventi di normale
manutenzione. Un
intervento straordinario venne eseguito nel 1760 per mano di un organaro
di origine tedesca, tale Francesco Lochstet. Non
conosciamo l’entità dei lavori, ma sospettiamo che si sia trattato di
una manutenzione di discreta entità alla manticeria. Neppure
sappiamo se a quest’ultimo intervento fossero seguiti altri fino al
1862. Questa data segna l’inizio del radicale cambiamento dello
strumento, che è stato adeguato al gusto ottocentesco attraverso la
ricostruzione operata dall’organaro Giuseppe Colombo di Bergamo. Fortunatamente
questi ha riutilizzato buona parte delle canne e la manticeria
dell’organo Prati, forse per motivi finanziari imposti dalla
committenza. Altra
possibile spiegazione del riutilizzo potrebbe essere legata a difficoltà
logistiche nella fabbricazione delle canne, tali da spingere il Colombo
a preferire le canne Prati, di alta qualità, modificandole in maniera
opportuna secondo le proprie esigenze. Il
somiere, in origine a tiro, fu sostituito,, con uno a vento. Altri
cambiamenti riguardarono la tastiera, la pedaliera, le catenacciature, i
comandi dei registri ecc.. Anche
la cassa dello strumento in questa occasione venne modificata a causa
della maggiore lunghezza del somiere “nuovo” ed integrata con due
pannelli corredati di gelosie. Al
termine dell’intervento del Colombo lo strumento in definitiva
presentava un impianto ottocentesco, ma con cassa, canne e manticeria
dell’organo Prati - Lochstet. Nel
1907 Gaetano Prestinari effettuò un restauro generale dello strumento,
ma fu nel 1935 che si decise di adeguare lo strumento ai dettami della
Riforma Ceciliana, affidando i lavori alla ditta Elia Gandini di Varese,
conosciuta in Valtellina per i notevoli “ammodernamenti”(sic!)
portati agli strumenti . Il
Gandini apportò notevoli modifiche alla composizione fonica dello
strumento rovinando il manufatto mediante l’inserimento di registri di
fattura industriale in sostituzione di quelli originali del
Colombo.Questo lavoro privò l’organo di una sua precisa identità
stilistica. Nel
1954 un certo Antonio Laffranchini operò probabilmente una semplice
pulitura, dopo di che non si conoscono altri interventi. Il
manufatto è giunto a noi in condizioni precarie. Nel 1994 il consiglio parrocchiale di Caspano cominciò a ventilare l’ipotesi di un restauro filologico per recuperare lo strumento grazie ad un primo sostanzioso contributo da parte di due appassionati. |
||||